Casa Santa Elisabetta, Lugano

Oltre 70 anni di accoglienza e sostegno per madri e bambini in difficoltà

Il 26 maggio 1947 anno della costituzione legale dell’Opera serafica di Assistenza del Terz’Ordine francescano del Cantone Ticino, Padre Aurelio Pometta da Lavertezzo, Cappuccino, e guardiano del Convento di Lugano fondò l’Associazione Casa Santa Elisabetta per assistere ragazze madri, curare e accogliere i loro bambini. Da allora sono trascorsi oltre 70 anni durante i quali la struttura di via Borromini 13 a Lugano ha sviluppato la sua missione, adattandosi al contesto della società e agli approcci professionali di lavoro sociale.

Casa Santa Elisabetta nacque in un’epoca in cui famiglia e società non accettavano la maternità fuori dal matrimonio. Padre Aurelio, si adoperò per dare un tetto sicuro in un ambiente protetto a madri nubili in difficoltà prima e dopo il parto e ai loro bambini. Le giovani donne accolte a Casa Santa Elisabetta potevano partorire all’interno della casa, con la necessaria assistenza medico-sanitaria, e in seguito contare sul sostegno morale e materiale fino a quando avevano trovato una confacente sistemazione.

Padre Aurelio se ne occupò fino alla morte, avvenuta nel 1983, e poté contare sul sostegno dell’Opera serafica d’assistenza, istituzione caritativa di aiuto ai più poveri coordinata dai Cappuccini, sulla generosità dei Ticinesi e sulla presidenza dell’avv. Franco Felder (in carica dalla metà degli anni Cinquanta fino al 2016), sull’appoggio dei comitati che si sono succeduti negli anni, in particolare sulla dedizione di Nucci Caimi, Myriam Crivelli, Nicoletta Franzoni, Gabriella Felder e dell’arch. Giovanni Cavalleri, che ha ristrutturato la Casa negli anni Novanta, nonché dell’allora Direttrice Lucia Bernasconi-Mari e dei rappresentanti del Terz’Ordine Francescano e dei Cappuccini della Svizzera Italiana.

disegno bambini

Riconosciuta dal Cantone nel 1987 come istituto per casi sociali, Casa Santa Elisabetta si è progressivamente integrata nella rete sociale ticinese, ampliando la casistica ai bisogni sociali emergenti: madri vittime di violenza domestica, donne con problemi di dipendenza, casi psichiatrici e sociali. La casa è aperta 24 ore su 24, 365 giorni all’anno e la sua équipe di valide professioniste funge da punto di riferimento istituzionale per operatori sociali, autorità di tutela, magistratura dei minorenni e associazioni di sostegno alla famiglia e alle madri sole. A oltre 70 anni dalla sua fondazione, Casa Santa Elisabetta, rimane l’unica struttura ad accogliere madre e bambino e ad accompagnare questo nucleo famigliare verso l’autonomia, senza dimenticare i valori fondamentali voluti dal suo fondatore: quello della famiglia, della sacralità dell’amore materno, dell’accoglienza senza giudizio. La presa in carico è volta ad aiutare e valutare il ruolo genitoriale, a creare i presupposti per l’autonomia professionale e finanziaria della donna e progetti di affidamento temporaneo di minori a terzi.

Inoltre, l’Associazione gestisce Casa Primula a Chiasso, struttura semi-protetta di accompagnamento verso l’autonomia definitiva della donna, e gli spazi “Punto d’incontro” di Bellinzona, Chiasso, Locarno e Lugano, dedicati alla relazione in forma sorvegliata fra genitori non affidatari e figli, e la neo nata Casa Estìa che accoglie minori da 0 a 6 anni allontanati dalla mamma e dal papà perché carenti ad incaricarsi del difficile ruolo genitoriale.

Sono molte le sfide che si prospettano anche per gli anni futuri, ma Casa Santa Elisabetta continuerà senz’altro a mostrare la sua adattabilità ai tempi che cambiano, trovando sempre innovative soluzioni per dare nuova serenità e fiducia a chi ha spesso vissuto un contesto famigliare inesistente.

Per valorizzare 70 anni di storia, il Comitato dell’Associazione Casa Santa Elisabetta si è appoggiato all’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino (AARDT) per la realizzazione di un opuscolo commemorativo e la conservazione del fondo archivistico. Attraverso la documentazione amministrativa del fondatore Padre Aurelio e del Comitato, opuscoli, corrispondenza, fotografie e altri materiali d’interesse storico sarà possibile restituire la storia di questa iniziativa pionieristica.

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